Milano, 19 dicembre 2025_«Ogni tanto si accende una lampadina. Ma a volte abbaglia e basta». Gianfranco Frattini lo diceva con ironia, sapendo bene che la luce – nel progetto e nella vita – non è mai un colpo di genio isolato, ma un lavoro paziente di messa a fuoco.
Il 2026 segna il centenario della nascita di Gianfranco Frattini (15 maggio 1926 – 6 aprile 2004), architetto e designer tra i più raffinati e silenziosamente coerenti del secondo Novecento italiano. Per l’intero anno, lo Studio/Archivio Gianfranco Frattini, curato dai figli Emanuela e Marco Frattini, promuove un programma di mostre, eventi, installazioni, riedizioni e nuove pubblicazioni che ne ripercorrono l’opera e ne riattivano l’eredità progettuale.
Architetto di formazione, laureato al Politecnico di Milano, Frattini ha attraversato con naturalezza scale, linguaggi e materiali: dall’architettura agli interni, dal mobile al lighting design, dall’industria all’artigianato più colto. Collaboratore agli inizi di Gio Ponti, suo mentore, è tra i fondatori dell’ADI - Associazione per il Disegno Industriale nel 1956; protagonista della scena milanese e internazionale, negli anni Ottanta è nel comitato direttivo della Triennale di Milano. Lavora con alcune tra le realtà più significative del design — Arteluce, Artemide, Acerbis, Bernini, Cassina, C&B, Fantoni, Gabbianelli, Knoll, Lema, Molteni — firmando allo stesso tempo progetti d’interni tra cui l’Hotel Hilton a Tokyo e Villa Rossini in Brianza. Fine conoscitore dell’artigianato del legno, intreccia con il maestro ebanista Pierluigi Ghianda un profondo sodalizio professionale e umano. Un percorso mai urlato, sempre riconoscibile per misura, precisione e attualità.
Tra i diversi capitoli del centenario, in primavera, sarà pubblicato il volume Gianfranco Frattini. Design 1953-2003 (di Silvana Annicchiarico), edito da Silvana Editoriale: il primo catalogo (completo e) ragionato che restituisce una lettura critica e aggiornata del suo lavoro, mettendo in evidenza la solidità di un pensiero progettuale capace di tenere insieme industria e bottega, sobrietà e sperimentazione. L’anniversario sarà accompagnato da un logotipo disegnato appositamente da cccppp.studio.
Il 2026 sarà così un anno di riscoperte e nuove prospettive: non una celebrazione nostalgica, ma un invito a osservare da vicino un’opera che continua a parlare al presente. Come accade ai classici veri, quelli che non abbagliano, ma illuminano.